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Prevenzione maschile, l’ecografia fa la differenza

La prevenzione maschile resta ancora oggi una sfida culturale prima ancora che clinica. Troppo spesso gli uomini arrivano all’osservazione medica solo quando il sintomo è ormai evidente, trascurando la possibilità di intercettare per tempo patologie silenziose ma potenzialmente gravi. Lo spiega all’agenzia Dire il professor Francesco Pignataro, specialista in Medicina interna e membro della Commissione Prevenzione e stili di vita dell’Ordine dei Medici-Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Roma.

Il direttore del Dipartimento di diagnostica per immagini e AI del Consorzio Universitario Humanitas offre uno sguardo diretto e concreto sulla realtà che incontra ogni giorno nella pratica clinica, sottolineando il divario tra le opportunità diagnostiche oggi disponibili e l’effettivo ricorso ai controlli preventivi.

Al centro della sua riflessione c’è il ruolo dell’ecografia, strumento non invasivo, accessibile e sempre più centrale nei percorsi di screening cardiovascolare, addominale e urologico.

Dalla prevenzione delle malattie cardiache all’individuazione dell’aneurisma dell’aorta addominale, fino alla diagnosi precoce delle patologie prostatiche e testicolari, emerge l’idea di un approccio strutturato e personalizzato alla salute dell’uomo.

Un invito chiaro a superare l’atteggiamento attendista e a considerare la prevenzione come parte integrante della cura di sé. ‘Quello che osservo quotidianamente nella pratica clinica- afferma il professor Pignataro- è che la prevenzione, per molti uomini, rimane ancora un gesto tardivo. L’accesso al medico avviene spesso solo quando il sintomo è già evidente o invalidante: il fiato corto che limita le attività abituali, i disturbi urinari che non permettono più di dormire la notte, il dolore improvviso che porta in pronto soccorso. Questo atteggiamento stride con la disponibilità, oggi, di strumenti semplici e poco invasivi che consentono di intercettare le principali patologie maschili in tre aree chiave – cardiovascolare, urologica e vascolare addominale – in una fase in cui intervenire è molto più efficace e meno rischioso’.

‘In questo scenario- prosegue- la diagnostica ecografica occupa una posizione centrale. L’ecografia non utilizza radiazioni ionizzanti, è ben tollerata, ripetibile e relativamente accessibile. Soprattutto, permette di trasformare l’intuizione clinica in evidenza oggettiva, visualizzando direttamente cuore, vasi, organi addominali e pelvici. Dal mio punto di vista, non è più solo uno ‘strumento di conferma’ quando c’è già un sospetto, ma un’estensione naturale della visita preventiva: consente di scoprire alterazioni strutturali e funzionali quando la malattia è ancora silenziosa e di modulare di conseguenza sia lo stile di vita sia la terapia’.

Sul versante cardiovascolare, la posta in gioco è evidente.

‘Le malattie del cuore e dei vasi- evidenzia Francesco Pignataro, che riveste anche il ruolo di direttore del Master di II livello in Ecografia clinica internistica pediatrica ed interventistica presso UniRoma5- restano la principale causa di mortalità e morbilità nella popolazione generale, con un impatto particolarmente marcato negli uomini di mezza età e anziani. Il classico profilo maschile con ipertensione, colesterolo elevato, abitudine tabagica, sedentarietà e familiarità per eventi cardiaci precoci è tutt’altro che raro. In questi soggetti, un inquadramento cardiovascolare strutturato, a partire dai quarant’anni circa o anche prima in presenza di fattori di rischio importanti, permette di individuare per tempo quei segni di sovraccarico cardiaco o di danno subclinico che ancora non producono sintomi specifici, ma che anticipano la comparsa di scompenso, aritmie o ischemia’.

In questo contesto, l’ecocardiogramma diventa una sorta di ‘stetoscopio evoluto’. Francesco Pignataro rende noto che ‘consente di misurare con precisione dimensioni e funzione del cuore, di valutare lo stato delle valvole, di riconoscere pattern di rimodellamento legati all’ipertensione o alla cardiopatia ischemica anche quando l’elettrocardiogramma è poco informativo. Parallelamente, l’ecocolordoppler dei tronchi sovraortici permette di studiare carotidi e vertebrali, documentando l’eventuale presenza di ispessimenti di parete e placche aterosclerotiche. Non è solo un tema di prevenzione dell’ictus: la patologia carotidea è un marcatore di malattia aterosclerotica sistemica e, quindi, un segnale di allerta globale sullo stato delle arterie dell’individuo’.

Secondo l’esperto, ‘avere a disposizione queste informazioni in fase preventiva consente di intensificare in modo mirato il trattamento dei fattori di rischio e di selezionare, quando opportuno, ulteriori approfondimenti cardiologici. Un secondo asse di grande rilevanza, strettamente legato all’universo maschile, è rappresentato dall’aneurisma dell’aorta addominale. Si tratta di una dilatazione patologica del tratto addominale dell’aorta che interessa in modo predominante gli uomini oltre i 65 anni, soprattutto se fumatori o ex fumatori, ipertesi o portatori di aterosclerosi diffusa. L’aspetto più insidioso di questa condizione è la sua lunga fase asintomatica: nella maggioranza dei casi il paziente non avverte nulla fino alla rottura, evento che, anche nei centri più avanzati, rimane gravato da una mortalità molto elevata. Qui la logica della prevenzione è diversa rispetto ad altre patologie: non si tratta di riconoscere precocemente un disturbo clinico, ma di andare attivamente a cercare un reperto silenzioso in una popolazione definita’.

L’ecografia dell’aorta addominale è la metodica di elezione per questo tipo di screening. ‘È rapida, non invasiva- le parole dell’esponente della Commissione Prevenzione e stili di vita dell’Omceo della Capitale- e, se eseguita da operatori esperti, estremamente affidabile nell’identificare aneurismi clinicamente significativi. Le principali raccomandazioni indicano chiaramente l’opportunità di proporre almeno un’ecografia di screening agli uomini in età avanzata, in particolare se fumatori o con familiarità per aneurismi; quando l’esame è negativo, spesso non sono necessari ulteriori controlli specifici, mentre in presenza di un aneurisma è possibile programmare un follow up ecografico cadenzato e, al momento opportuno, un trattamento in elezione. In altri termini, un esame di pochi minuti può trasformare un ‘killer silenzioso’ in una patologia cronicamente sorvegliata’.

Accanto allo studio mirato dell’aorta, in un’ottica di prevenzione globale assume sempre maggiore importanza anche l’ecografia addominale completa. Il direttore del Dipartimento di diagnostica per immagini e AI del Consorzio Universitario Humanitas informa che ‘un esame sistematico di fegato, vie biliari, pancreas, reni, milza e vescica permette di intercettare precocemente una vasta gamma di condizioni: steatosi epatica e sue evoluzioni, colelitiasi, lesioni focali epatiche e renali, dilatazioni delle vie urinarie, calcolosi, ispessimenti parietali e masse vescicali. Molte di queste patologie restano a lungo silenti o si manifestano con disturbi aspecifici che il paziente tende a sottovalutare; l’ecografia addominale, inserita in percorsi di check up ben strutturati, consente invece di individuare i primi segnali di sofferenza d’organo e di impostare controlli o terapie mirate, prima che si arrivi al quadro conclamato’.

Il terzo pilastro della prevenzione maschile è la sfera urologica, che comprende prostata, vescica e testicoli.

‘L’invecchiamento della popolazione- continua lo specialista in Medicina interna- ha reso sempre più frequenti le problematiche prostatiche: dall’ipertrofia benigna, che determina disturbi urinari progressivi, alle neoplasie prostatiche, la cui prognosi è strettamente legata allo stadio al momento della diagnosi.

Anche i tumori testicolari, pur interessando fasce d’età più giovani, esemplificano bene il concetto di malattia potenzialmente curabile in altissima percentuale se individuata nelle fasi iniziali. In questo ambito, l’ecografia rappresenta un’estensione naturale della valutazione urologica. L’ecografia prostatica tradizionale, per via sovrapubica e, quando necessario, transrettale, consente di quantificare il volume della ghiandola, di valutarne la struttura interna, di distinguere fra quadri verosimilmente benigni e situazioni che richiedono indagini di secondo livello’.

Negli ultimi anni, tuttavia, sta emergendo con forza il ruolo dell’ecografia prostatica transrettale multiparametrica: un approccio che integra la valutazione morfologica con il color Doppler, l’elastosonografia e, ove disponibile, lo studio con mezzo di contrasto ecografico. ‘Questa combinazione di parametri- tiene a precisare il direttore del Master di II livello in Ecografia clinica internistica pediatrica ed interventistica presso UniRoma5- consente una caratterizzazione più fine dei tessuti, migliora l’identificazione delle aree sospette e guida in modo più preciso eventuali biopsie mirate, riducendo sia il rischio di mancata diagnosi sia il numero di prelievi inutili.

L’ecografia testicolare, d’altro canto, è la metodica di riferimento per lo studio di masse intratesticolari, varicocele e patologie infiammatorie: la sua alta sensibilità per lesioni anche piccole permette di trasformare in diagnosi tempestiva ciò che, altrimenti, potrebbe emergere solo in stadi avanzati. Queste indagini, integrate con la visita e con test come il Psa, consentono un approccio più selettivo e razionale alla biopsia e agli altri accertamenti invasivi, riducendo tanto il rischio di sottodiagnosi quanto quello di trattamenti inutilmente aggressivi. Se si osservano insieme questi grandi capitoli, cardiovascolare, aneurisma aortico, studio ecografico addominale e sfera urologica con particolare attenzione alla prostata, emerge un filo conduttore comune: la possibilità di costruire, attorno all’uomo, un vero e proprio percorso di prevenzione ecografica mirato alle sue principali vulnerabilità biologiche’.

Non si tratta di proporre una batteria indiscriminata di esami, ma di usare in modo intelligente e personalizzato strumenti che la tecnologia rende ormai maturi e sostenibili.

‘L’idea- sostiene il professore- è quella di affiancare alla correzione dei fattori di rischio e alla promozione di stili di vita sani una serie di controlli periodici che, in momenti chiave della vita, consentano di verificare lo stato di cuore, vasi, organi addominali e apparato urologico, e di intervenire prima che il quadro clinico sfugga di mano’.

‘L’obiettivo finale- conclude Francesco Pignataro- è un cambio culturale: spostare l’immaginario maschile dalla figura dell’uomo che ‘stringe i denti’ e si fa vedere solo quando non ne può più, a quella di una persona che vive la prevenzione come parte ordinaria della cura di sé. La diagnostica ecografica, nelle sue declinazioni cardiologica, vascolare, addominale e urologica, inclusa l’ecografia prostatica transrettale multiparametrica, è uno degli strumenti più adatti per rendere concreto questo cambiamento e per dare sostanza a una medicina che non aspetta l’evento acuto, ma lo previene’.

La prevenzione, dunque, non è un eccesso di prudenza, bensì un investimento consapevole sulla propria qualità e aspettativa di vita. Le tecnologie oggi permettono di osservare, misurare e monitorare in modo preciso ciò che per anni rimane silenzioso; sta al paziente, insieme al medico, scegliere di utilizzarle con intelligenza e nei tempi giusti.

Promuovere una cultura della diagnosi precoce significa ridurre il peso delle emergenze, evitare complicanze evitabili e trasformare molte patologie da eventi improvvisi e drammatici in condizioni controllabili nel tempo. È questo il passaggio chiave: non aspettare il sintomo, ma anticiparlo. Perché la vera forza, oggi, non è ‘resistere’, ma prendersi cura di sé prima che sia necessario farlo per urgenza.

Fonte: Dire – scritto dal prof Francesco Pignataro

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